Rientro dalle ferie: perché tornare al lavoro può essere più faticoso del previsto?

Quando il corpo è tornato, ma la mente è ancora altrove

Il rientro dalle ferie viene spesso raccontato con ironia: sveglie che ricominciano a suonare, caselle email piene, riunioni già fissate e la sensazione che la pausa sia durata troppo poco.

In realtà, la difficoltà del rientro non dipende soltanto dalla nostalgia delle vacanze. È legata soprattutto al passaggio improvviso da un ritmo più libero a una quotidianità nuovamente scandita da orari, responsabilità e richieste.

Durante le ferie cambiano molte abitudini. Si dorme in orari diversi, si riducono gli impegni, si trascorre più tempo all’aperto e si recuperano spazi personali che durante l’anno vengono spesso sacrificati.

Poi, nel giro di poche ore, tutto riparte.

Il corpo torna fisicamente sul luogo di lavoro, ma la mente può aver bisogno di qualche giorno per ritrovare attenzione, velocità e continuità. Per questo, nei primi giorni, è normale sentirsi più stanchi, distratti o meno motivati.

Non significa necessariamente non amare il proprio lavoro. Significa semplicemente affrontare una transizione.

Il rischio di voler recuperare tutto immediatamente

Uno degli errori più frequenti al rientro è cercare di recuperare ogni attività nel minor tempo possibile.

Si apre la posta elettronica e si tenta di rispondere a tutto. Si accettano riunioni consecutive. Si affrontano contemporaneamente urgenze, richieste dei colleghi e attività rimaste in sospeso.

Il risultato è che, già alla fine della prima giornata, si può avere la sensazione di non essere mai partiti.

La fretta di recuperare nasce spesso dal bisogno di riprendere rapidamente il controllo. Vedere molte email o attività arretrate può generare una sensazione di disordine e spingere a reagire senza stabilire vere priorità.

Ma non tutto ciò che si è accumulato durante l’assenza ha la stessa importanza.

Un primo passo utile consiste nel distinguere ciò che è realmente urgente da ciò che può aspettare. Prima di iniziare a rispondere automaticamente, può essere utile dedicare qualche minuto a costruire una visione generale: quali problemi richiedono un intervento immediato? Quali attività possono essere programmate? Quali richieste si sono già risolte senza il nostro contributo?

Anche la posta elettronica può essere gestita per gruppi, iniziando dai messaggi più recenti o da quelli provenienti dalle persone coinvolte nei progetti principali. Leggere tutto in ordine cronologico rischia invece di far perdere tempo su conversazioni ormai superate.

Un altro consiglio è evitare, quando possibile, di riempire completamente la prima giornata di riunioni. Lasciare alcuni spazi liberi permette di ricostruire il contesto, aggiornarsi e riprendere il filo delle attività senza lavorare costantemente in reazione alle richieste degli altri.

È utile anche accettare che la produttività dei primi giorni possa essere diversa dal solito. Pretendere immediatamente gli stessi livelli di concentrazione e rapidità raggiunti prima delle ferie può aumentare frustrazione e senso di inadeguatezza.

Il ritmo si recupera gradualmente.

Il rientro può inoltre diventare un’occasione per osservare quali benefici della pausa sarebbe possibile conservare. Forse durante le ferie si è dormito meglio, si è camminato di più o si è trascorso meno tempo davanti allo schermo. Non tutte queste abitudini possono essere mantenute allo stesso modo, ma alcune possono essere adattate alla quotidianità.

Anche una passeggiata durante la pausa pranzo, un confine più chiaro nell’orario serale o qualche minuto senza notifiche possono evitare che il rientro cancelli immediatamente tutto ciò che la pausa aveva permesso di recuperare.

Le organizzazioni, da parte loro, possono facilitare questa transizione evitando di concentrare scadenze e riunioni nel primo giorno di rientro. Un breve aggiornamento sulle priorità, una comunicazione chiara su ciò che è accaduto durante l’assenza e una distribuzione realistica delle attività aiutano le persone a tornare operative senza sentirsi subito sommerse.

Tornare non significa ripartire alla massima velocità

Le ferie non dovrebbero essere considerate soltanto una pausa da interrompere, ma un’occasione per recuperare energie e osservare con maggiore distanza il proprio modo di lavorare.

Rientrare bene non significa rispondere immediatamente a ogni messaggio o dimostrare di essere già al massimo. Significa ricostruire gradualmente le priorità, recuperare il contesto e proteggere almeno una parte dell’equilibrio ritrovato.

La domanda più utile, al rientro, non è quindi: “Come posso recuperare tutto oggi?”.

È piuttosto: “Da dove è davvero necessario ricominciare?”.

Perché tornare al lavoro non dovrebbe significare correre per annullare la pausa appena vissuta.

Dovrebbe significare ripartire con maggiore lucidità, scegliendo un ritmo che possa essere sostenuto anche nei mesi successivi.

Immagine di GSXecutive

GSXecutive

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