Partire senza staccare: quando il lavoro ci segue anche in vacanza

Le ferie dovrebbero essere un momento di pausa e recupero. Eppure, per molte persone, smettere di lavorare non significa riuscire davvero a staccare.

Il computer rimane chiuso, ma la mente continua a comportarsi come se fosse ancora in ufficio: torna sulle attività lasciate in sospeso, immagina possibili problemi e ci spinge a controllare le e-mail con la scusa di dare soltanto una rapida occhiata.

Il luogo cambia, ma il lavoro continua a seguirci.

Perché è così difficile disconnettersi?

In alcuni contesti la pressione arriva realmente dall’esterno. Ci sono responsabili che scrivono fuori orario e organizzazioni nelle quali la disponibilità continua viene considerata una dimostrazione di impegno.

Non sempre, però, è qualcun altro a chiederci di essere reperibili.

Può capitare che nessuno ci abbia domandato di controllare la posta e che, nonostante questo, sentiamo comunque il bisogno di farlo. Temiamo che qualcosa possa andare storto in nostra assenza, facciamo fatica a delegare oppure abbiamo paura che non rispondere ci faccia apparire meno affidabili.

Finiamo così per sentirci in dovere di essere sempre presenti, come se la professionalità dipendesse dalla reperibilità continua.

Il bisogno di sentirsi indispensabili

Essere considerati competenti e affidabili è gratificante. Il problema nasce quando il valore che attribuiamo a noi stessi comincia a dipendere dalla sensazione di essere sempre necessari.

Controllare la posta durante le ferie o rispondere immediatamente può darci l’impressione di avere tutto sotto controllo, ma ci impedisce di allontanarci davvero dal lavoro.

Una persona competente, però, non perde valore perché per alcuni giorni non è disponibile. Imparare a fidarsi degli altri e accettare che il lavoro possa andare avanti anche senza il nostro controllo aiuta a costruire un rapporto più sano con la propria professione.

Quando il corpo è in vacanza, ma la mente è ancora in ufficio

Nei primi giorni di ferie può essere normale fare fatica a rallentare. Dopo settimane trascorse tra scadenze, responsabilità e imprevisti, la mente non passa immediatamente dalla tensione alla calma.

Possiamo sentirci irritabili, controllare spesso il telefono o provare un senso di colpa quando non stiamo facendo nulla. Non significa che non siamo capaci di riposare: abbiamo semplicemente bisogno di tempo per cambiare ritmo.

Il problema nasce quando, appena compare un po’ di inquietudine, torniamo a controllare messaggi e notifiche. Quel gesto ci rassicura per qualche minuto, ma ci riporta subito con la testa in ufficio.

Staccare significa anche tollerare questo disagio iniziale senza trasformare ogni dubbio in un controllo. Non tutto ciò che ci preoccupa è una vera emergenza.

Piccoli accorgimenti per riuscire a staccare

Prima di partire può essere utile fare ordine nelle attività aperte, distinguendo ciò che deve essere concluso da ciò che può aspettare. Lasciare indicazioni chiare ai colleghi e impostare una risposta automatica riduce la sensazione che tutto sia rimasto sospeso.

È importante anche stabilire in anticipo i propri confini. Decidere ogni volta se aprire o meno la posta rende più facile cedere all’impulso; una regola scelta prima della partenza, invece, aiuta a proteggere il proprio tempo.

Possono essere utili anche gesti semplici: disattivare le notifiche, spostare le applicazioni di lavoro dalla schermata principale e non portare con sé il computer quando non è necessario.

Quando nasce il bisogno di controllare, può essere utile domandarsi:

“Qualcuno mi ha davvero chiesto di essere reperibile oppure temo soltanto che possa aspettarselo?”

Questa domanda permette di distinguere una richiesta concreta da una pressione che stiamo esercitando su noi stessi.

Staccare non significa essere irresponsabili

Il riposo non è il contrario del lavoro, ma una parte necessaria di esso. Essere sempre disponibili ha un costo in termini di energia, lucidità e capacità di affrontare le situazioni con calma.

A volte la difficoltà più grande non è spegnere il computer, ma concedersi davvero il permesso di non essere disponibili.

Il nostro valore professionale non si misura dalla velocità con cui rispondiamo durante le vacanze. Si misura anche dalla capacità di riconoscere i propri limiti, affidarsi agli altri e concedersi una pausa vera.

Immagine di GSXecutive

GSXecutive

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