Quando la determinazione sembra svanire
Nel mio lavoro di psicologo del lavoro e delle organizzazioni mi capita spesso di ascoltare storie che mettono in discussione alcune convinzioni che diamo per scontate. Una di queste riguarda la determinazione.
Siamo abituati a pensare che una persona determinata rimanga tale per tutta la vita, manifestando sempre la stessa energia, la stessa grinta e la stessa capacità di lottare. Ma è davvero così?
Questa riflessione nasce dalla storia di una giovane donna che, circa dieci anni fa, aveva un sogno professionale molto preciso. Per raggiungerlo ha affrontato numerosi ostacoli: concorsi non superati, rifiuti, occasioni mancate e momenti di forte scoraggiamento. Eppure non si è fermata. Ha continuato a credere nel proprio obiettivo quando sarebbe stato più semplice rinunciare.
Dopo quasi nove anni di tentativi, quel sogno è diventato realtà.
Oggi, però, quella stessa persona racconta di sentirsi diversa. Meno combattiva, meno animata da quella forza che per anni l’ha spinta ad andare avanti nonostante tutto. Da qui nasce una domanda interessante: ha perso la sua determinazione oppure sta semplicemente vivendo una nuova fase della propria vita?
La determinazione non è una caratteristica immutabile
Spesso descriviamo la determinazione come un tratto della personalità. In realtà, dal punto di vista psicologico, essa è il risultato dell’incontro tra caratteristiche individuali, motivazioni, valori e contesto.
La determinazione emerge soprattutto quando esiste una distanza tra la situazione attuale e quella desiderata. Più percepiamo importante un obiettivo e più siamo disposti a tollerare sacrifici, rinunce e fallimenti pur di raggiungerlo.
In altre parole, la determinazione non è soltanto la capacità di resistere alle difficoltà. È la capacità di attribuire un significato alle difficoltà stesse.
Quando sappiamo perché stiamo lottando, siamo spesso in grado di sopportare molto più di quanto immaginiamo.
Per anni questa giovane donna ha avuto davanti a sé un obiettivo chiaro. Ogni sacrificio trovava una giustificazione nella possibilità di avvicinarsi al risultato desiderato. La sua energia era alimentata da uno scopo preciso.
Il paradosso del traguardo raggiunto
Ma cosa accade quando il traguardo viene finalmente raggiunto?
È una domanda che raramente ci poniamo. Siamo talmente concentrati sul successo da dimenticare che anche il successo richiede un processo di adattamento.
Molte persone sperimentano una sensazione inattesa dopo aver realizzato un sogno a lungo inseguito. Si aspettano di sentirsi costantemente soddisfatte e motivate, ma scoprono che, con il tempo, l’entusiasmo iniziale diminuisce.
Questo fenomeno è noto in psicologia come adattamento. Ci abituiamo progressivamente alle nuove condizioni e ciò che un tempo rappresentava un obiettivo straordinario diventa parte della normalità.
Di conseguenza, l’intensità emotiva che aveva accompagnato il percorso può ridursi. Non perché sia diminuito il valore della persona, ma perché è cambiato il rapporto con l’obiettivo.
Spesso interpretiamo questo cambiamento come una perdita di determinazione, quando potrebbe essere semplicemente il segnale che la fase della conquista si è conclusa.
Dalla conquista alla costruzione
La psicologa americana Angela Duckworth ha reso popolare il concetto di “grit”, definendolo come la combinazione di passione e perseveranza verso obiettivi di lungo termine.
Tuttavia, quando si parla di perseveranza, si rischia di immaginare una spinta costante e immutabile nel tempo. L’esperienza umana è molto più complessa.
Esiste una determinazione che serve per conquistare qualcosa che ancora non possediamo. È la determinazione che ci aiuta a superare gli ostacoli, a rialzarci dopo i fallimenti e a continuare a credere in un progetto quando i risultati tardano ad arrivare.
Esiste poi una determinazione diversa, meno appariscente ma altrettanto importante: quella necessaria per costruire.
Costruire significa consolidare ciò che abbiamo raggiunto, continuare a formarsi, assumersi nuove responsabilità e affrontare sfide differenti da quelle del passato. È una determinazione che non si manifesta attraverso la lotta contro qualcosa, ma attraverso la costanza con cui investiamo nel nostro futuro.
Quando la determinazione cambia forma
Osservando il percorso di questa giovane donna, è difficile parlare di una perdita di determinazione. Oggi le sue energie sono rivolte a nuovi obiettivi e a nuove responsabilità, che richiedono impegno e costanza non meno di quanto ne richiedesse il sogno che ha inseguito per anni.
Forse è proprio questo il punto: la determinazione non coincide sempre con la lotta. A volte si manifesta nella capacità di resistere agli ostacoli, altre nella continuità con cui costruiamo ciò che abbiamo raggiunto.
La questione, allora, non è stabilire se una persona sia diventata meno determinata, ma riconoscere che la determinazione evolve nel tempo. Come le persone, cambia forma e direzione senza perdere il proprio valore. Semplicemente, cambia volto.


