Negli ultimi giorni ci siamo trovati a ricercare giovani figure tecniche da inserire in aziende del territorio. Per ampliare la ricerca, abbiamo deciso di contattare direttamente gli ex studenti di diversi istituti superiori di Cremona e delle aree limitrofe, utilizzando gli elenchi dei diplomati messi a disposizione dagli istituti.
L’obiettivo era entrare in contatto con ragazzi diplomati da circa tre anni, presentare loro le opportunità professionali disponibili e raccogliere i loro curriculum, così da poterli considerare sia per le ricerche in corso sia per future selezioni.
Durante questa attività abbiamo raccolto alcuni dati che ci hanno portato a riflettere sulle dinamiche che spesso si instaurano tra genitori, figli e mondo del lavoro. I risultati ottenuti sono riportati di seguito.
Premessa: Un genitore vuole sempre il meglio per il proprio figlio, tuttavia è necessario comprendere quando egli lo stia realmente aiutando, e quando in realtà, gli stia semplicemente precludendo possibilità di scelta e libertà d’espressione.
In riferimento a quanto affermato, vogliamo portare alla vostra attenzione un caso studio frutto della nostra esperienza pratica.
È stato preso in considerazione un campione di 46 persone diplomate circa tre anni fa, provenienti da svariati percorsi di studio.
Come primo approccio:
Sono stati contattati i genitori tramite messaggio WhatsApp, comunicando in modo chiaro e funzionale l’interesse verso il curriculum del proprio figlio o della propria figlia. Tuttavia, su tutti i contatti effettuati, solo 8 hanno risposto al messaggio.
Visti i risultati ottenuti, si è deciso di cambiare approccio, optando per un contatto telefonico. Questa modalità si è rivelata decisamente più funzionale, consentendoci di parlare con 28 genitori su 46.
Complessivamente possiamo considerarci soddisfatti del risultato raggiunto: siamo riusciti a contattare 36 genitori su 46 diplomati.
La difficoltà più grande:
che abbiamo riscontrato, tuttavia, è stata quella di riuscire a parlare direttamente con i figli, poiché i genitori hanno spesso svolto il ruolo di “filtro”, bloccando ogni possibilità di dialogo. Dai dati emerge infatti che, su 36 genitori contattati, ben 17 sono stati restii a fornire il numero di telefono del figlio o anche semplicemente il curriculum.
Le frasi utilizzate più frequentemente sono state:
- “Mio figlio lavora già.”
- “Lo sento ed eventualmente vi farà sapere.”
- “No, sta studiando all’università, per ora non se ne parla.”
È stato ribadito che il curriculum richiesto non era finalizzato esclusivamente a opportunità lavorative immediate, ma anche a future occasioni professionali.
Questo comportamento può essere attribuito a una serie di fattori e caratteristiche che non necessariamente dipendono dai tratti di personalità dei genitori, ma che possono essere conseguenza di alcune dinamiche della società moderna.
Si presume, ad esempio, che l’assuefazione giochi un ruolo importante: non saremo né i primi né gli ultimi ad aver contattato questi genitori e, probabilmente, molti di loro si sentono semplicemente stanchi o disturbati da continue richieste.
Un altro fenomeno riconducibile al naturale istinto di protezione è la crescente diffidenza, alimentata dall’aumento delle chiamate spam e delle truffe online, come il noto messaggio degli ultimi tempi: “Abbiamo ricevuto il tuo curriculum.”
Esiste però anche un’altra possibilità: che alcuni genitori limitino, inconsapevolmente, i propri figli nelle loro scelte e decisioni.
Il titolo di questo studio ne anticipa il significato: spesso i genitori finiscono per “soffocare professionalmente” i propri figli.
Vale quindi la pena fermarsi a riflettere sul proprio comportamento. Siete davvero sicuri di fare il bene di vostro figlio? Siamo certi che precludergli delle opportunità, senza nemmeno metterlo al corrente della loro esistenza, sia davvero la scelta migliore?
In conclusione
questo caso studio non ha la pretesa di giudicare il comportamento dei genitori, ma di stimolare una riflessione. Proteggere i propri figli è un istinto naturale e rappresenta uno degli aspetti più importanti del ruolo genitoriale. Tuttavia, è altrettanto importante chiedersi se, in alcune circostanze, questa protezione rischi di trasformarsi in un limite alla loro autonomia.
Ogni opportunità merita almeno di essere conosciuta. Sarà poi il figlio a decidere se coglierla o meno, in base ai propri obiettivi, alle proprie aspirazioni e al proprio momento di vita. Lasciargli questa possibilità significa favorire la sua crescita personale e professionale, aiutandolo a sviluppare la capacità di scegliere in modo consapevole.
Forse il modo migliore per accompagnare un figlio nel suo percorso non è decidere per lui, ma metterlo nelle condizioni di decidere da sé.


