Perché è importante non reprimere le tue emozioni

La vita moderna è piena di sfide emotive. La pressione a riuscire, il bisogno di “stare al passo”, la paura di perdersi qualcosa e il desiderio di avere buone relazioni e soddisfazione nel lavoro possono generare combinazioni di emozioni molto intense e instabili.

Tuttavia, ciò che impariamo nella nostra società non è come lavorare con le emozioni, ma come bloccarle ed evitarle. E lo facciamo piuttosto bene: tra consumo di alcol, uso di farmaci prescritti e tempo trascorso davanti agli schermi, esistono moltissimi modi per evitare ciò che proviamo. Quando invece le riconosciamo, tendiamo a scacciarle con frasi imparate fin dall’infanzia (“la mente domina la materia”, “controllati”, “stringi i denti”). Reprimere le emozioni non fa bene né alla salute mentale né a quella fisica. È come premere contemporaneamente acceleratore e freno: si crea una sorta di pentola a pressione interna. Le emozioni hanno un’energia che spinge per esprimersi e, per soffocarle, mente e corpo mettono in atto strategie creative, tra cui la tensione muscolare e il trattenere il respiro. Sintomi come ansia e depressione, possono derivare proprio dal modo in cui gestiamo queste emozioni profonde, automatiche e innate, che sono forze biologiche da non ignorare. Quando la mente blocca il flusso delle emozioni perché sono troppo intense o conflittuali, si genera stress sia mentale che fisico, con conseguente disagio psicologico e sintomi. Lo stress emotivo, come quello causato da emozioni represse, è stato collegato non solo a disturbi mentali, ma anche a problemi fisici come malattie cardiache, disturbi intestinali, mal di testa, insonnia e malattie autoimmuni. La maggior parte delle persone è guidata dalle proprie emozioni senza esserne consapevole. Ma, una volta compreso il loro potere, anche solo riconoscerle può essere di grande aiuto.

Consideriamo Laura, una mia paziente, molto turbata da una forma di psoriasi che si manifestava in modo ricorrente e intenso. Le placche sulla pelle, oltre al fastidio fisico, le generavano forte disagio emotivo, imbarazzo e preoccupazione per il giudizio degli altri. Dietro a questo problema dermatologico si nascondeva un intreccio di ansia, stress e emozioni non espresse. Laura viveva un mix di tristezza, rabbia, senso di vergogna e ansia, che tendeva a reprimere senza rendersene conto. Aveva anche sintomi fisici evidenti e, sebbene intuissi che la sua psoriasi potesse essere aggravata dallo stress, non era consapevole di quanto le sue emozioni incidessero sulle manifestazioni cutanee. Non avendo prestato attenzione al suo mondo emotivo, non disponeva di strumenti per stare meglio.

Le attuali neuroscienze suggeriscono che più una persona vive emozioni e conflitti, più aumenta l’ansia. Ciò è dovuto in parte al nervo vago, uno dei principali centri emotivi del corpo, che risponde alle emozioni attivate nel cervello medio inviando segnali al cuore, ai polmoni e all’intestino. Questi segnali preparano il corpo ad agire in modo immediato per la sopravvivenza. Il corpo è pronto a reagire a un pericolo percepito prima ancora che la persona si renda conto dell’emozione attivata. È per questo che le emozioni non sono sotto il nostro controllo cosciente. Nel caso di Laura, per esempio, situazioni di pressione o giudizio attivavano rapidamente ansia, vergogna e tensione. Il suo corpo reagiva quasi immediatamente, e la pelle diventava uno dei principali canali di espressione di questo disagio, con un peggioramento della psoriasi.

I sintomi di Laura persistevano finché, attraverso la terapia, ha imparato ad ascoltare il proprio corpo, riconoscere e distinguere ogni emozione, darle un nome e prendersene cura una alla volta.

Il ruolo delle emozioni nella creazione sia della sofferenza fisica sia della guarigione sta diventando un tema sempre più centrale. Tuttavia, questo ambito in crescita non è ancora parte degli standard principali di cura. Eppure, insegnare semplicemente che le emozioni non sono sotto il controllo cosciente sarebbe di enorme aiuto. La biologia e l’anatomia di base spiegano infatti che non possiamo impedire alle emozioni di attivarsi, poiché hanno origine in una parte del cervello che non è sotto il nostro controllo consapevole.

Tuttavia, quando le persone ricevono un’educazione sulle emozioni e apprendono competenze per gestirle, possono iniziare a stare meglio. Laura ha iniziato a migliorare anche sul piano fisico quando si è concessa di entrare in contatto con la propria tristezza e con il senso di frustrazione legato alla sua condizione. Ha riconosciuto e legittimato la sua rabbia, comprendendo che era naturale. Ha imparato strategie specifiche per esprimere quella rabbia in modo sano, senza danneggiare sé stessa o gli altri. Ha praticato l’auto-compassione di fronte alla vergogna e al disagio legati alla psoriasi, e queste emozioni hanno iniziato ad attenuarsi.

Man mano che ha vissuto pienamente le sue emozioni, queste hanno iniziato a fluire e a ridursi, come accade alle emozioni fondamentali quando vengono realmente sentite nel corpo. Lavorando sulle sue emozioni, ha modificato anche la risposta del suo corpo allo stress, contribuendo a ridurre l’intensità e la frequenza delle manifestazioni cutanee. I miei pazienti tendono a evitare emozioni, proprio come fa la maggior parte di noi, perché è ciò che abbiamo imparato. Ma per guarire la mente, dobbiamo attraversare le emozioni legate alle nostre esperienze, che risiedono nel corpo. Quando comprendiamo la natura automatica delle emozioni e impariamo a identificarle e a lavorare con quelle fondamentali che stanno alla base dell’ansia, ci sentiamo meglio e funzioniamo meglio.

 

Immagine di Gianluca Suardi

Gianluca Suardi

Sono nato a Milano e dopo aver conseguito un diploma ad indirizzo tecnico, ho studiato psicologia presso la Facoltà degli Studi di Padova e mi sono laureato in Psicologia del Lavoro nel 1996. La mia passione per le Risorse Umane, mi ha portato prima a lavorare per alcune società di Ricerca & Selezione di Personale come Recruiter. Nel 2010 fondo GSXecutive. Ci occupiamo di Ricerca e Selezione di Personale, Consulenza Aziendale e Coaching, Teambuilding. Attualmente iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia e all'Asnor (Associazione Nazionale Orientatori), nel 2024 conseguirò la qualifica di Coach accreditato ACTP con ICF- International Coaching Federation

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