La ricerca di un nuovo lavoro viene spesso descritta come una fase di passaggio. Si lascia un’azienda, si conclude un contratto, si decide di cambiare percorso e si comincia a cercare la prossima opportunità.
Sulla carta, sembra semplice: individuare le posizioni interessanti, candidarsi e aspettare di essere contattati ma nella realtà, soprattutto quando la ricerca si prolunga, il processo può diventare molto più impegnativo.
Le giornate iniziano ad essere scandite dagli annunci da controllare, dai CV da aggiornare, dalle candidature da preparare e dai colloqui da organizzare.
A questo si aggiunge un elemento che rende la ricerca particolarmente faticosa: non sempre esiste un rapporto diretto tra l’impegno investito e il risultato ottenuto.
Si possono dedicare ore alla preparazione di una candidatura senza ricevere risposta o arrivare alla fase finale di una selezione e scoprire che l’azienda ha scelto un’altra persona.
Si possono possedere le competenze richieste e non essere comunque il profilo selezionato e dopo settimane o mesi, tutto questo può avere un effetto anche sul modo in cui si affronta la ricerca.
Quando la quantità diventa una misura del successo
Uno dei primi segnali può essere il modo in cui si comincia a misurare la propria attività.
“Quante candidature ho inviato questa settimana?”
La domanda è comprensibile. Se le opportunità non arrivano, aumentare il numero delle candidature sembra una conseguenza logica.
Ma cercare di più non significa necessariamente cercare meglio.
Inviare cinquanta candidature non rende automaticamente la ricerca più efficace rispetto all’invio di cinque candidature.
Se quelle cinque sono state individuate con attenzione, perché coerenti con esperienza, competenze, aspettative e obiettivi professionali, possono avere un valore maggiore di decine di candidature inviate senza una reale valutazione.
Il problema è che, quando la ricerca si prolunga, la quantità diventa facilmente rassicurante.
Inviare una nuova candidatura dà la sensazione di aver fatto qualcosa.
E così si rischia di entrare in una routine:
si apre un portale, si scorrono gli annunci, si individuano quelli apparentemente compatibili, si invia il CV e si passa al successivo.
La ricerca procede, ma non necessariamente nella direzione desiderata.
Il rischio di candidarsi a tutto
Quando aumenta la necessità di trovare un’occupazione, può diventare difficile mantenere criteri precisi.
Un ruolo sembra interessante, ma non del tutto.
Un altro richiede competenze che si possiedono solo in parte.
Un’altra posizione propone attività molto diverse da quelle svolte fino a quel momento.
Eppure ci si candida comunque.
Non perché l’opportunità sia realmente coerente con il proprio percorso, ma perché sembra preferibile provarci piuttosto che lasciarla passare.
È una reazione comprensibile.
Ma nel lungo periodo può rendere la ricerca ancora più dispersiva.
Prima di chiedersi a quante posizioni candidarsi, potrebbe essere più utile chiarire cosa si sta cercando davvero.
Quali competenze si vogliono continuare ad utilizzare?
Quali attività interessano?
Quale livello di responsabilità si sta cercando?
Quale tipo di organizzazione può essere compatibile con il proprio modo di lavorare?
Quali condizioni sono importanti e quali, invece, rappresentano aspetti negoziabili?
Non significa diventare eccessivamente selettivi.
Significa costruire dei criteri che permettano di distinguere un’opportunità interessante da una semplice possibilità.
La ricerca richiede anche una direzione
Una ricerca efficace non consiste soltanto nell’individuare posizioni aperte, bensì, richiede di capire come presentare il proprio percorso, quali esperienze valorizzare, quali competenze sviluppare e quali aziende approfondire.
Anche il CV, in questo senso, non dovrebbe essere necessariamente lo stesso per ogni candidatura.
Una posizione può richiedere di mettere in evidenza determinate esperienze, mentre un’altra può valorizzarne di completamente diverse.
E lo stesso vale per il colloquio.
Prepararsi non significa imparare risposte a memoria ma arrivare con una conoscenza sufficiente dell’azienda e del ruolo per capire se esiste realmente un punto di incontro.
Questo perché la ricerca del lavoro non è soltanto un processo nel quale un’azienda sceglie un candidato.
È un processo nel quale entrambe le parti valutano se esistono le condizioni per lavorare insieme.
Il candidato osserva l’organizzazione, il modo in cui comunica, le persone che incontra e la chiarezza con cui vengono presentati ruolo e aspettative.
L’azienda, dall’altra parte, valuta competenze, esperienza e potenziale.
L’obiettivo non dovrebbe essere arrivare semplicemente alla firma di un contratto ma dovrebbe essere arrivare ad un incontro che abbia senso per entrambe le parti.
Quando fermarsi può essere parte della ricerca
Per questo, nei periodi in cui la ricerca si prolunga, fermarsi non significa necessariamente smettere di cercare.
Può significare fare un punto.
Guardare le candidature inviate e capire quali caratteristiche avevano in comune.
Chiedersi quali processi hanno portato ad un colloquio e quali, invece, non hanno prodotto alcun riscontro.
Rivedere il CV.
Valutare se le posizioni individuate sono realmente coerenti con il proprio profilo.
Capire se il problema è il numero delle candidature oppure la direzione che stanno prendendo.
Anche un rifiuto, quando viene accompagnato da un feedback, può diventare un’informazione utile.
Non sempre è possibile ottenere una spiegazione, ma quando arriva può aiutare a comprendere meglio come il proprio profilo viene percepito dal mercato.
La ricerca del lavoro, quindi, non dovrebbe essere valutata soltanto in termini di candidature inviate o colloqui sostenuti.
Conta anche quanto si è imparato durante il percorso e quanto maggiore sia diventata la chiarezza rispetto a ciò che si sta cercando.
Una ricerca efficace non è necessariamente una ricerca più lunga
Cercare lavoro richiede certamente costanza.
Ma la costanza, da sola, non basta.
Quando una ricerca si prolunga, continuare a fare le stesse cose con maggiore intensità può non essere la soluzione.
Può essere necessario cambiare approccio, ridurre le candidature non pertinenti, investire più tempo nella preparazione di quelle realmente interessanti.
Ampliare le relazioni professionali, conoscere meglio le aziende.
Chiedere un confronto sul proprio profilo.
Rivedere, quando necessario, anche le proprie aspettative.
Non esiste un numero ideale di candidature oltre il quale una ricerca può considerarsi efficace.
Esiste però una differenza importante tra essere impegnati nella ricerca e avere una strategia di ricerca.
La prima porta facilmente a riempire le giornate.
La seconda dovrebbe aiutare a capire dove concentrare tempo ed energie.
Perché trovare un nuovo lavoro è un obiettivo concreto.
Ma una ricerca davvero efficace non dovrebbe limitarsi a trovare una posizione disponibile.
Dovrebbe portare ad individuare un’opportunità nella quale competenze, aspettative e contesto aziendale possano incontrarsi.
Ed è probabilmente questo il punto in cui la ricerca smette di essere soltanto una successione di candidature e diventa una scelta professionale più consapevole.