Quando “lasciar andare” diventa una competenza professionale.

C’è una scena che non ha nulla a che fare con il lavoro, ma che rende bene l’idea:

“Immagina di tenere in mano un oggetto inutile, qualcosa che non ti serve più. Non pesa molto, eppure continui a stringerlo. Non perché ti serva davvero, ma perché ormai è lì, nella tua mano. A un certo punto ti accorgi che non è l’oggetto il problema: è il fatto che non lo stai lasciando andare.”

 In ambito lavorativo, succede qualcosa di molto simile.

Durante un percorso di coaching, mi è capitato di lavorare con una persona che riportava una difficoltà apparentemente semplice, ma in realtà molto diffusa: dare troppo spazio mentale alle interazioni negative con gli altri. Non si trattava di mancanza di autostima, anzi, la persona aveva una percezione di sé solida, si riconosceva competente, socievole, adeguata al proprio ruolo.

Il problema emergeva nelle situazioni di confronto.

In particolare, quando si trovava a discutere con colleghi o interlocutori poco disponibili al dialogo costruttivo, persone che non ascoltavano, che assumevano posizioni rigide o che comunicavano in modo poco efficace, la difficoltà non era tanto gestire il momento, quanto ciò che accadeva dopo.

La conversazione finiva, ma non finiva davvero.

Le parole dell’ altro continuavano a ripresentarsi:

  • “Avrei potuto rispondere diversamente”
  • “Non ha senso quello che ha detto”
  • “Perché non capisce”

Questa dinamica, molto comune nei contesti organizzativi, ha un costo elevato: consuma energia cognitiva, riduce la concentrazione e, nel tempo, può generare frustrazione e stress.

Non tutte le interazioni, però, hanno lo stesso valore.

Uno degli aspetti centrali emersi nel lavoro di coaching è stato proprio questo: distinguere tra confronto e dispersione. Non ogni conversazione è uno scambio costruttivo, e non ogni interlocutore è disposto, o in grado, di sostenere un dialogo sano.

In questi casi, insistere non è segno di efficacia comunicativa, ma di investimento mal direzionato.

Questo tema mi ricorda un libro letto qualche tempo fa di Robert I. Sutton “The No As***le Rule”, che mostra quanto i comportamenti tossici possano influenzare il lavoro e quanto sia importante non lasciarsi coinvolgere.

Ma cosa significa davvero “lasciar andare” in ambito professionale?

Significa riconoscere quando una conversazione non è più utile, quando si parla solo per avere ragione e non per capirsi. Significa smettere di investire energie nel tentativo di convincere a tutti i costi. E soprattutto significa non continuare a rimuginare sopra, evitando che quell’ interazione occupi spazio mentale per il resto della giornata.

In fondo, non si tratta di rispondere meglio, ma di scegliere quando smettere di rispondere.

Lasciar andare non è disinteresse: è una scelta consapevole su dove mettere tempo ed energia. Ed è ciò che distingue chi reagisce da chi decide.

 

Immagine di Elisa

Elisa

Siamo ovunque!

Ti sei divertito a leggere questo post?
Allora non perderti i nostri social, dove troverai tanti altri contenuti interessanti, divertenti e originali. Seguici su Linkedin, Instagram e YouTube e scopri il nostro mondo. Non te ne pentirai!

Articoli Recenti

Seguici su Facebook

Chi siamo?